Liberalizzata l’assunzione di lavoratori frontalieri per tutti i settori 

Liberalizzata finalmente l’assunzione di lavoratori frontalieri per tutti i settori – lo afferma Osla in una nota.

“Dopo mesi di richieste da parte di OSLA, la Commissione per il lavoro ha finalmente deliberato la liberalizzazione per l’assunzione di lavoratori frontalieri.

Il via libera è arrivato nell’ultima riunione dell’assemblea ed è valida da oggi 11 luglio al 30 settembre 2022. Dopo tale data si farà nuovamente una valutazione in merito alla disoccupazione interna e si deciderà se lasciare confermata la liberalizzazione oppure sospenderla.

La liberalizzazione è rivolta a tutte le mansioni e a tutti i settori. Per procedere con l’assunzione del frontaliere occorre prima compilare l’annuncio sul portale labor, la stessa procedura adottata fino adesso sulle mansioni liberalizzate.  

La nostra richiesta – spiega Osla – era motivata dal fatto che il tasso di disoccupazione interno ha raggiunto livelli contenuti, al di sotto del 3%, e dunque diventa sempre più difficile reperire personale residente. Inoltre tale tasso di disoccupazione non giustifica più misure protezionistiche, che comunque la nostra Associazione non ha mai condiviso, considerandole controproducenti per l’economia nel complesso.

La liberalizzazione del mercato del lavoro era prevista per regolamento all’abbassarsi del tasso di disoccupazione, ma nonostante tale condizione si sia verificata già nei mesi scorsi e nonostante fossero previsti controlli periodici molto stringenti per evitare un innalzamento della disoccupazione la Commissione per il Lavoro non aveva ritenuto di autorizzare prima di oggi la liberalizzazione delle assunzioni, con posizione nettamente contraria, sempre espressa, della nostra Associazione.

La nostra Associazione ha sempre creduto che è un diritto innegabile per un imprenditore, poter scegliere liberamente i propri collaboratori, ancor più in aziende di piccole e medie dimensioni. Inoltre va sottolineato che questo aspetto è fondamentale per l’attrazione di nuovi investimenti e dunque per lo sviluppo economico: nessun imprenditore estero può vedere con favore investire in un paese dove è lo Stato (o le procedure da esso imposte) a indicare quali collaboratori assumere. 

Infine va tenuto in considerazione che qualunque norma protezionistica in tal senso andrebbe nella direzione opposta al percorso di associazione all’Ue che il nostro Paese sta portando avanti.

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